Lo specchio

La mia faccia allo specchio ha qualcosa di metafisico. Ci sono io di qua e quest’altro di là che sono ancora io, ma molto più vecchio e diverso da come immagino. Questo, di là, non ha spessore, è pura superficie e quindi secondo la geometria euclidea non può avere un “dentro”. Non ha un aldilà, come sperimenta il gatto che si affaccia dietro lo specchio per cercare il suo gemello riflesso. Epperò gioca a rimpiattino e rimanda al di qua luce, colori, immagini.

Quando sono davanti a uno specchio, mi fermo sempre un po’ più di quanto serva a controllare il mio aspetto. Mi considero, mi osservo, mi interrogo, ma non so rispondere.

L’eco mi pare funzioni allo stesso modo. La voce l’ho prodotta io; la sua eco mi ritorna inviata da una parete, da una roccia, da una fitta boscaglia. È la mia voce ma non l’ho prodotta io. Così i bambini si divertono a emettere in successione parole, urla, fischi, canti; un botta e risposta serrato che li affascina.

Come per la palla. La scagli sul muro e ti ritorna come un boomerang.

Il Giano bifronte dei latini ha dato il nome al mese di gennaio che chiude e apre l’anno. Come la porta: di qua e di là.

Andata e ritorno.

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