In questa ultima tratta…

In questa ultima tratta mi sono convinto che l’eroismo consiste “nel vedere il mondo così com’è e amarlo” (Romain Rolland, Vita di Michelangelo). Ma come si può? amarlo?

Leggo i giornali, guardo la TV, lavoro (nel Tribunale dei minori si possono vivere esperienze psichedeliche), vado al cinema o per strada e  incrocio costantemente modestie, esibizionismi, conformismi, ipocrisie, falsità, violenza. Camuffati, mascherati da rispetto (per le donne, i bambini, gli anziani, i disabili o i malati) tolleranza, democrazia, legalità, buona educazione, libertà, lealtà etc. La variante mascherata si avvale degli stessi interpreti i cui registi sono i “conduttori”, i direttori di giornali, gli “opinionisti”, psicologi, politologi, cantanti etc. Il tratto comune è un espediente comunicativo efficace: individuare due categorie: “l’altro” (retrogrado, reazionario, razzista, fascista, maschilista, corrotto, negazionista) e “il se stesso” (sensibile, solidale, onesto, democratico, antifascista e libertario). Così delineato lo schieramento, non c’è confronto: “l’altro” è ridotto a un ruolo subalterno e balbettante di fronte al trionfante pensiero unico. Accade così che, in nome della difesa della donna, questa viene ridotta a controfigura dell’uomo. In nome della difesa dei minori, bambini in tenera età vengono strappati ai genitori perché in casa non assicurano l’igiene o perché poveri. In nome della libertà sessuale, i giovani fino ai 18 anni, sono ridotti, per legge, a puri oggetti insipienti e privi di sessualità. In nome della libertà di espressione a non poter esprimere  le proprie opinioni (sbagliate!) sulla shoa o sulla resisenza. Altrimenti c’è il carcere. Non si può criticare la politica di Israele. Accade così che nessuno (storico, psicologo, giornalista, capo di governo, perfino il Papa) si domandi quale ragione spinga tanti giovani e giovanissimi a compiere gli esecrabili attentati teroristici immolando se stessi. Accade che nessuno, in ricordo della distrazione di tutti loro ai tempi dello sterminio degli ebrei, metta in guardia contro la distrazione sulla schiavitù del popolo di Palestina.

Mi ritengo fortunato per non essere vissuto, se non da bambino, sotto il regime fascista. D’altronde spesso mi capita di imprecare alla sfortuna di vivere in questi tempi democatici e libertari. Lo spirito di questi tempi impone  al legislatore leggi censorie e punitive; istituisce giorni della memoria.

Prima o poi a qualcuno salterà in mente di istituire il giorno della memoria del sacrificio di Spartaco e della crocifissione dei suoi. O di proclamare martiri della libertà Bruto e i suoi congiurati. Mentre, per ora, nessuno si sogna di innalzare un monumento alla memoria della tratta degli schiavi o dei morti del Mediterraneo (o  in Libia, Siria, Iraq, Afganistan).

La recita della litania degli orrori potrebbe scorrere senza sosta per ore e per pagine e ciò giustifica l’iniziale: “come si fa ad amarlo questo mondo?”. Ma poi mi dico che l’eroismo di Romain Rolland, in fondo, suona come il precetto di Gesù “amatevi gli uni gli altri…”. Poiché sono cristiano cercherò almeno una ragione per amarli. E la trovo. Costoro, tutti, sono figli e nipoti e discendenti dei fascisti e nazisti che fecero e applicarono le leggi razziali, delle teste di ca…volo che applaudivano nelle piazze, che impiegavano gli schiavi neri per la raccolta del cotone, dei legionari romani che uccisero Spartaco e i suoi, di Pizarro e degli inglesi nell’India di Gandhi. Dovrò amarli: è la genetica. Mi viene però un dubbio: sono un cristiano o sono un eroe?

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