Pornografia e moda

Il sesso si esprime anche nella pornografia e nella moda; al di là del femminismo che tende a regolamentare anche questi aspetti dei costumi e della personalità. La pornografia sta al sesso come il cinema neorealista sta alla vita del dopoguerra. Certo, nella pornografia c’è quella di qualità, persino di nobiltà letteraria, e quella “casereccia”. Così c’è il cinema neorealista di Rossellini o De Sica e quello popolaresco, vernacolare di altri.

Il sesso è una pulsione primaria che ci accomuna agli animali. Pornografia e moda sono invece tipicamente umani. La prima ci riguarda quali singoli individui, coppie o poco più. La seconda quale espressione dell’istinto gregario. Nel maschio c’è un tentativo di definire il proprio rango, per cui ci sono gli stigmi del gruppo o la ricerca del singolare: l’elegante, il gentiluomo, il dandy e chi sfugge da ogni definizione. La femmina soggiace alla moda per sottolineare il proprio successo e per marcare gli aspetti sessuali in modo quanto più possibile suggestivo. Il vedo-non vedo di seno e cosce, spalle scoperte, labbra sottolineate alludono unicamente alla intimità dei corpi.  Quando poi la moda non è più esplicita come nella lingerie o nella moda balneare.

Perché questi cenni alle differenze tra maschio e femmina? perché le femministe sostengono  che sono uguali; mirano alla parità fra i sessi; mentre dovrebbero rivendicare le pari opportunità. Che, senza preclusioni “a priori” favoriscano l’accesso a lavori, iniziative, percorsi più consoni, che contemplino le diverse attitudini. A mo’ di esempio: ai maschi gli altiforni, le azioni di guerra, la miniera, la chirurgia; alle donne gli asili, le carceri, l’assistenza agli emigranti, gli anziani, le specializzazioni. Ripeto però: nessuna preclusione. Tutti, uomini e donne possono aspirare a coprire qualsiasi ruolo perché apparteniamo allo stesso sapiens, ma ci sono le differenze e queste vanno esaltate. La differenza rende fecondo e stimolante l’incontro. La differenza è dono reciproco. Quando incontro una donna che esprime la propria femminilità io gliene sono grato e ammirato. Assieme a lei voglio progettare il futuro, avere dei figli, viaggiare, coltivarmi. Mi vien voglia di aiutare il prossimo. Questo è il primo mattone di una società libera e ordinata. Voler annullare le differenze, comprimerle nel canone dell’uguaglianza è il primo mattone per una società autoritaria. Si realizza cosi l’eterogenesi dei fini della battaglia femminista.

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