Adulterio – tradimento – gelosia

Che tradimento e adulterio siano comportamenti generalizzati è dato certo pur in assenza di suffragio statistico, ma con amplissimo riscontro nella letteratura. La gelosia ne è l’altra faccia, ineliminabile. La morale corrente vorrebbe che la risposta del geloso fosse di civile accettazione; senza conseguenze. Così nei tribunali e nei talk show. Così spiegano e consigliano psicoterapeuti e psichiatri. Questi ultimi dimenticano che Freud spiega che quando la gelosia appare assente dal comportamento è segno che ha subìto una rimozione e quindi avrà un ruolo nell’inconscio.

Insomma, anche senza Freud, se la gelosia è una passione, è un dolore,  non la si può cancellare con le buone maniere. Infatti le cronache quotidiane ci raccontano come spesso il dolore si trasformi in violenza, anche estrema; in volontà di rivalsa. Il tradimento mette in discussione l’io stesso del tradito. Se tu neghi me, io nego te. È il meccanismo comportamentale di questi assassini che infatti sovente (e più spesso i maschi), subito dopo aver annientato il partner, sanciscono il proprio annientamento col suicidio. Dunque la cultura corrente non mette al riparo da questi esiti. Et pour cause! Se si pretende di blandire la natura dell’uomo col palliativo dell’educazione civile, l’esito è scontato. La natura, proprio come negli animali (scimmie, lupi, cani, gatti) vince. Non rassegnarsi vuol dire dimenticare i rimedi molteplici suggeriti dalla cultura corrente, per pensarne altri.

Immagino una soluzione, forse ardita, ma con fondamento, come dirò più avanti: abolire i corsi di educazione sessuale e di psicologi di coppia. Semmai: spiegare che tutti possono fare sesso con chiunque sia consenziente. Ovviamente vanno abrogate tutte le leggi restrittive in materia, nel momento in cui la libertà sessuale sarà finalmente concepita come un semplice corollario della libertà tout court. Con la conseguenza che le corna saranno meno ingombranti. Perché se prevale l’idea che tuo padre, tua figlia, tua moglie, tua madre, tua sorella, tuo nonno, tua nipote, hanno tutti i diritti di andare con chi vogliono, verrà meno quel carico di discredito sociale che rende più inaccettabile il tradimento. Funzionerebbe come funziona per chi frequenta le prostitute e non ne è geloso. La natura profonda di tutti noi è la massima libertà possibile. I limiti devono essere solo quelli necessari, anche se contro la naturale propensione di tutti. Limiti che diventano tabù, come per l’incesto. Il divieto tabuico consente di mantenere l’ordine sociale e vale erga omnes. È un tappo. Dentro il contenitore gli individui si astengono solo in ragione del tabù. Perfino il codice Rocco sanziona l’incesto solo qunado, notorio, crea scandalo. Non so se esistano statistiche affidabili, ma da molte fonti so che la pratica fra zii e nipoti  e, soprattutto, fra padri e figlie è molto più frequente di quanto si sappia. Insomma, controllo sociale e leggi coartano la libertà e sono causa di comportamenti violenti o deviati o delittuosi come violenza privata, sequestro di persona, stupro o omicidio. Tutti fenomeni non diffusi nel mondo animale. Il tabù si giustifica e nasce dalla necessità di evitare la proliferazione di conflitti e il disordine famigliare e sociale. Nel mondo animale, lo specchio della nostra natura più propfonda, la conflittualità permanente e il disordine vengono disinnescati con il predominio del capobranco al culmine della scala gerarchica. La libertà sessuale è insopprimibile in tutti i viventi. Se la reprimi fai guasti senza poterla incatenare. Non per niente l’uomo pratica l’autoerotismo che consente, con la fantasia, a adulti, vecchi, bambini di vivere le esperienze sessuali più varie e proibite. La fantasia onirica non conosce il limite. Così come nel sogno, l’autoerotismo soddisfa tutte le possibili fantasie erotiche: giovani con vecchi, incontri plurimi, gruppi di scambio, bondage. Ma anche nella realtà non virtuale ci sono i vizi inconfessabili eppure praticati: c’è chi ama essere pagato o pagare; o essere apostrofato con i peggiori epiteti; o  ama le situazioni di pericolo; o chi è esibizionista; o chi è sadico o masochista…

Questa varietà infinita di declinazioni della sessualità fattuale e di quella onirica ci dice come sia ridicola l’educazione sessuale che si impartisce nelle scuole o nelle sedute psicoterapeutiche.

Il sesso non è un incontro fra “persone adulte e consapevoli”; o di buone maniere; o moralmente accettabille e approvato da leggi e regolamenti, preti o rabbini, femministe o censori, o moralisti o giudici. Il sesso è il crocevia di infinite direttrici biologiche, di comunicazione, di pensiero la cui trama è allo stesso tempo semplice e misterica. È come  il sole o la luna. È come la vita o la morte. Con un ossimoro: un mistero semplice.

Non so se per acquiescenza o per naturale inclinazione io sono e sono stato sostanzialmente una persona” normale”: non eccessivamente trasgressiva. Ciò è bene perché implica un temperamento fra la piu completa liberetà sessuale e l’esigenza di limitare i conflitti e il disordine che ne deriverebbero. Alla base di questo equilibrio non può esserci che la famiglia. Proprio quella famiglia “mattone naturale della società”, come si diceva nel tempo in cui non si parlava di famiglie arcobaleno o pluricellulari o chissà che altro. La famiglia il cui fulcro sia la madre di famiglia; il ruolo dileggiato dalle femministe, sfavorito dalle leggi, dimenticato dallo spettacolo e dai media torni a essere il fonamento di una società che voglia salvarsi dalla atomizzazione dei rapporti e dall’egoismo. Pesonalmente mi riconosco nella definizione  che di se stesso dava Prezzolini: un anarchico conservatore. I pensieri che precedono mi pare riflettano proprio questa natura: libertà e conservazione.

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