Ebrei e antisemitismo

Per affrontare l’argomento è ormai inevitabile partire dall’Olocausto. Così vogliono le comunità ebraiche che lo indicano come contrassegno della loro storia. La cui unicità coinciderebbe con l’unicità dell’Olocausto. Questo è un errore e, come tutti gli errori, fuorviante.

La storia degli ebrei è unica a prescindere dall’Olocausto. L’Olocausto non è unico: lo è solo nella misura in cui ogni fenomeno storico non può che essere unico perché nutrito da circostanze, situazioni, condizioni irripetibili. La storia di Roma è unica; così la storia di ogni religione con le sue variabili specifiche. Ci sono dunque tanti olocausti. Si pensi all’olocausto dei popoli dell’Africa nera; schiavizzati, sfruttati, steminati perché neri; e sotto diversi aspetti, l’Olocausto è ancora in atto. Olocausto specialissimo perché interessa tutte le popolazioni nere e da tempo remoto. Specialissimo ma non unico: esattamente come l’Olocausto ebraico. Con questo nulla togliamo alla ripugnanza ch si prova verso il sacrificio degli ebrei. Che non può e non deve non significare una ripugnanza uguale, se non maggiore, per il sacrificio delle popolazioni nere, ancora in atto. Ancora in atto è la persecuzione dei Curdi in Medio Oriente e dei Rohingya in Asia. Mentre è di un secolo il genocidio degli armeni. Tutte queste popolazioni potrebbero vantare uguale diritto ad un risarcimento per il trattamento subito. Esse invece non lo mettono sulla bilancia e vedono il loro sacrificio come un girone nefasto della ruota della storia. Certo, riguardo l’Olocausto ebraico c’è la potenza del numero (sei milioni), che tuttavia non può spiegare il richiamo ossessivo, quotidiano di istituzioni, associazioni, media, singoli, a quella terribile stagione che culminò nelle leggi razziali, nell’avvio ai campi di sterminio del 43-45. Con grande enfasi si celebrano le “giornate della memoria” inserite nella legislazione di quasi tutto l’Occidente. Addirittura si è arrivati a definire il reato di “negazionismo” con pene severissime (carcere, espulsione dall’insegnamento, morte civile). Contro questo mostro giuridico liberticida, solo sparute individualità di cultura, politica ed arte si sono manifestati nel complice silenzio di tutti gli altri. Esattamente come avvenne per il giuramento di fedeltà al regime fascista da parte di professori e magistrati. Nessuno insorge contro l’inflazione di cerimonie, memorie, cittadinanze onorarie, senatorati, pietre d’inciampo. Debolissime le condanne contro alcune “azioni”, prerogativa esclusiva di Israele, quali le escuzioni con missili guidati dei capi del nemico. Sentenze di morte eseguite senza processo. Oppure il prelievo fisico dei criminali di guerra, saltando le procedure di estradizione. Così arriviamo ad Israele. Che disattende sistemaicamente tutte le risoluzini dell’ONU.

La politica  degli insediamenti nei territori palestinesi e la costruzione del muro lungo 900 km che segue un confine capriccioso e punitivo in Palestina. Dove sono tutti gli esecratori del muro di Berlino o del muro di Trump col Messico?  La “guerra” squilibrata” tra Intifada (con le pietre) e bombardamenti a tappeto sulla striscia di Gaza ai cui abitanti è impedito di sfruttare la loro unica risorsa di pescare sul loro mare. Il vergognoso alibi è che Israele è più debole, perché circondato da nemici. Israele è immensamente più forte sia autonomamente che per l’aiuto costante e incondizionato da parte degli Stati Uniti. Israele si avvale di questo enorme squilibrio di forze per fare irruzioni missilistiche e bombardamenti a tappeto in territori di stati sovrani. Israele si annette le alture del Golan. Politica dunque espansiva e repressiva contro la quale nessuna risposta efficace  da parte di tutto l’Occidente. Che dunque tace e finge di non vedere e non sentire, esattamente come fece per l’Olocausto. Il “credito” che vantano gli ebrei è inestingiuibile ma non imprescrittibile. Così come sono prescitte tutte le altre violenze perpetrate nella storia (dallo sterminio degli Indios alla tratta dei neri). Comunque hanno qualche giustificazione gli ebrei che vantano il diritto al risarcimento. Che però non può essere esteso a Israele che persegue una politica violenta ed oppressiva. Gli ebrei sarebbero maggiormente giustificati se si dissociassero dalla poltica di Israele. Essi, invece, quasi tutti, sostengono che chi critica Israele è antisemita.

Io sono contro Israele e non sono antisemita. Anzi sono amico degli ebrei e dico perché.

La loro storia di migranti ha comportato che essi, più di ogni altro popolo, hanno introiettato elementi e caratteri di tutte le culture. Da qui la loro versatilità e apertura mentale che li ha portati ai vertici del pensiero, della scienza e dell’arte. Lo stesso meccanismo che ha messo nelle loro mani la massima concentrazione di potere nei media, nella finanza, nell’economia. Hanno troppo potere? È vero, ma se non lo avessero, toccherebbe ad altri. E chissà se sarebbe meglio. Dunque, sono incondizionatamentre amico degli ebrei e, insieme, alzo la mia flebile voce contro la poliitica aggresiva di Israele. Se avessi tutto il potere del mondo condurrei una guerra contro Israele e, all’esito, instaurereri uno stato (o due stati sovrani) in cui le diverse etne abbiano uguali risorse, opportunità e diritti. Sapete che c’è? Se questo sogno un giorno si realizzasse, si disinnescherebbe d’incanto quell’incancrenito focolaio di destabilizzazione dell’intero mondo che è il Medio Oriente. Che, non per caso, è la patria e la causa del terrorismo.

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